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I Tarocchi e il “Viaggio dell’eroe” in mostra al Museo Ettore Fico

Tarocchi MEF

Chi, sentendo parlare di “Tarocchi” con orecchie profane, non ha mai pensato a quella misteriosa e affascinante arte che ha a che fare con la divinazione e l’occulto? Considerazione legittima… ma, in realtà, i Tarocchi non sono sempre stati questo e anche oggi non si può dire che siano solo questo.

Mostra Tarocchi MEFI Tarocchi sono comparsi per la prima volta in Europa sul finire del Trecento e oggi come allora si compongono di due gruppi di carte: gli Arcani maggiori (o cosiddetti Trionfi) formati da 22 carte figurate rappresentanti personaggi e princìpi morali emblematici del mondo sociale e culturale tardomedievale (ad esempio, l’Imperatore, il Papa e la Papessa, la Giustizia, l’Impiccato, e così via); e infine gli Arcani minori, formati da 56 carte numerali. Tra Medioevo e Rinascimento il gioco dei Tarocchi era in voga tra le corti italiane come alto momento ricreativo, che consisteva nell’impersonare i vari Arcani, a seconda della carta estratta; allo stesso modo, era ampiamente diffuso tra le classi popolari come gioco d’azzardo praticato nelle taverne e bettole di quartiere. Nel corso dei secoli, i Tarocchi hanno poi assunto nuove valenze, tra cui quella più conosciuta della predizione del futuro.

La mostra oggi allestita al Museo Ettore Fico di Torino fino al 14 di gennaio (Tarocchi dal Rinascimento a oggi) presenta pregiate e variegate collezioni di Tarocchi di tutte le epoche: al piano terra sono esposti alcuni esemplari dei mazzi più antichi, come la rara edizione del mazzo Visconti-Sforza della seconda metà del XV secolo, realizzati con la preziosa tecnica della miniatura su fondo oro e arricchiti da motivi punzonati, come nei più bei polittici dell’arte tardo gotica. Seguono i mazzi del Seicento e Settecento realizzati a xilografia o incisi all’acquaforte.

Mostra Tarocchi MEF

Al piano superiore, oltre a una saletta in cui è possibile apprendere le diverse tecniche della produzione a stampa, sono collocati mazzi più recenti, frutto dell’interpretazione di artisti o illustratori contemporanei, da Emanuele Luzzati a Renato Guttuso e Ferenc Pinter, dai Tarocchi dedicati a Corto Maltese, Dylan Dog e Diabolik, fino alla versione degli Starman Tarots, concepiti da David Bowie nel 1995, a dimostrazione del fatto che i Tarocchi siano oggi un tema ancora vivo e di grande fascino.

Niki de Saint Phalle MEFIl secondo piano si conclude, infine, con una piccola personale dell’artista di origine americana, ma di adozione parigina, Niky de Saint Phalle, da approfondire anche nel nuovissimo spazio del Mef Outside in via Juvarra. Verso la fine degli anni Settanta Niky offrì la sua personale interpretazione del tema nel Giardino dei Tarocchi installato a Capalbio (Grosseto) in seguito alla concessione di un terreno di proprietà di Marella Agnelli, che aveva in desiderio di ricreare un parco monumentale sulla falsariga di quello dei Mostri di Pirro Ligorio a Bomarzo (Viterbo) o del Parc Güell di Gaudí a Barcellona.

…E oggi, che valore dare a un’arte quasi scienza, la Tarologia, a cui si può decidere di credere oppure no? L’unico motivo per cui avvicinarsene è la divinazione o esiste un’altra buona luce sotto la quale osservare ed apprezzare delle carte che, a dispetto dei luoghi comuni, possono costituire un valido strumento per la conoscenza di sé stessi? Lo aveva intuito bene Jung, il padre della psicologia analitica, il quale vedeva nelle figure dei Trionfi degli archetipi, ossia figure-simbolo comuni a tutta l’umana specie, trascendenti qualsiasi cultura particolare. L’uomo che si trovi ad osservare le carte, infatti, che si tratti del Bagatto o del Matto, degli Innamorati o del Carro della Fortuna, ha di fronte a sé dei concetti universali resi per immagine, che subito accendono una riflessione su come quella figura possa relazionarsi al proprio Sé in un determinato momento della vita.

La parola Tarocco deriva da un verbo arabo, la cui radice, Tarah, significa “detrarre, togliere”, quindi, nell’estensione del suo significato, rimanda a qualcosa di manchevole o di ancora incompleto e, del resto, la nostra esistenza è un po’ così: un’altalena costante di picchi alti alternati a cadute profonde; ogni difficoltà rappresenta una sfida che, se affrontata e superata, costituisce un avanzamento nel proprio cammino verso la piena consapevolezza di sé. La vita umana può dunque essere paragonata alla vicenda di un eroe mitico che inizia il suo viaggio da una condizione d’instabilità e incompletezza e nel percorso affronta delle battaglie che gli permettono di rincasare con un bagaglio più ricco di esperienze e punti di forza. Questo è il cosiddetto “viaggio dell’eroe” teorizzato dallo studioso delle religioni Joseph Cambpell, tanto sfruttato nella narrazione letteraria, come in quella cinematografica, questo è il portato concettuale racchiuso nella simbologia dei Tarocchi: 22 Arcani che possono validamente rappresentare il percorso esistenziale di ogni essere umano, che parte dal “Matto”, ovvero “colui che manca d’intelletto”, e anela alla massima consapevolezza di sé e di ciò che lo circonda, rappresentata dal “Mondo”.

Insomma, la mostra non si propone certo di rivelare ai visitatori notizie succulente sul loro destino, tuttavia, lungo il percorso espositivo, offre numerose postazioni utili all’introspezione, affinché, al termine della visita, questo valore rimanga dei Tarocchi: essi sono uno strumento prezioso nelle mani dei fiduciosi, i quali possono attivare una riflessione intima sul proprio Io e sulla particolare fase del viaggio in cui si trovano. Se poi, come in questo caso, i Tarocchi da ammirare sono anche bellissime opere d’arte, ne vale davvero la pena!

Giusi Giamportone

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