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L’archeologia “nascosta” e tesori del Museo Diocesano di Torino

Quanti di voi sanno che qualche metro sotto Piazza San Giovanni, nel cuore di Torino, si cela un ambiente straordinario ricco di tesori preziosi? È il Museo Diocesano, e non è solo la collezione che espone a essere notevole, ma l’intero allestimento del grande spazio che lo ospita. Scendendo nella Chiesa Inferiore del Duomo di San Giovanni, si entra infatti in un luogo pieno di fascino inaspettato.
Le luci soffuse svelano un impianto architettonico rinascimentale, che convive con gli importanti resti archeologici relativi alle antiche basiliche paleocristiane e al vicino Teatro Romano.

Purtroppo quando si parla di Musei Diocesani si pensa spesso, con pregiudizio, a delle polverose esposizioni di oggetti d’arte sacra. Niente di più errato in questo caso. Il Museo Diocesano di Torino ospita una raccolta di opere artisticamente e storicamente davvero interessanti. Pitture, sculture, tessili e oreficerie ne costituiscono il prezioso patrimonio. L’agevole percorso tematico permette al visitatore di cogliere facilmente i riferimenti culturali al periodo storico e alla provenienza degli oggetti, nella maggior parte dei casi legati al territorio piemontese.

Visitare il Museo Diocesano, quindi, significa non solo riempirsi gli occhi con la bellazza delle opere esposte, ma anche ripercorrere una parte considerevole della storia della città, dall’epoca romana, fino a quella medievale e rinascimentale. Le testimoniante archeologiche, architettoniche e artistiche diventano qui un tutt’uno organico, permettendo al visitatore di passeggiare attraverso i secoli e dimenticare, per il tempo della visita, il frastuono della città moderna al di sopra della sua testa.

Ma se dopo aver esplorato questo incredibile ambiente sotterraneo, vi fosse venuta voglia di una boccata d’aria fresca, basterà guadagnare  la cima del vicino campanile del Duomo, inserito all’interno del percorso di visita del Museo.

Recentemente restaurato, il campanile fu edificato nella seconda metà del Quattrocento e completato intorno al 1720 dall’architetto di corte Filippo Juvarra. Ecco che la torre ha assunto così l’originale aspetto attuale: una costruzione in mattoni di gusto rinascimentale, che termina con una cella campanaria barocca in stucco e pietra.

La fatica della salita è ripagata dalla vista mozzafiato che si può godere una volta raggiunta la cella campanaria, a oltre 43 metri di altezza. I vicini resti del Teatro Romano visti dall’alto, la Porta Palatina, la Cupola della Sindone e la mole imponente di Palazzo Madama, fino ad allargare lo sguardo su tutto il centro di Torino, con il suo reticolo di vie e facciate ordinate. A fare da cornice lo spettacolo della Alpi. Chi l’avrebbe detto che bastava entrare nel Museo Diocesano di Torino per godere di così tanta inaspettata bellezza?

Stefania Bonino

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